Rinuncia a qualunque sovranitÓ monetaria

21 Febbraio 2023

 Da Comedonchisciotte del 18-2-2023 (N.d.d.)

“Altrimenti avremmo creato una moneta, che invece non è stata creata” – furono le parole di Giancarlo Giorgetti appena nominato ministro del Mef in riferimento alla trasferibilità dei crediti fiscali – “E’ passata l’idea che il credito d’imposta sia sostanzialmente moneta ma non è così” – tenne ancora a precisare l’uomo di Draghi. Del resto Giorgetti non fece altro che portare avanti quella che era la priorità di Mario Draghi sul tema. Se, come si evince dalle sue parole e dottrina comanda, la possibilità di trasferire liberamente un credito fiscale, trasforma lo stesso in moneta sonante in mano alla gente, potete ben capire quanto tutto questo contribuisca a mettere a rischio il progetto predatorio dell’élite, che di tutto punto si fonda proprio sul rendere perennemente scarsa la moneta stessa. Insomma, emettere un credito fiscale in euro da parte dello Stato con il quale è concesso ristrutturare la propria abitazione, per non dire integrare il proprio stipendio e concederti la libertà di trasferirlo ad altri, equivale esattamente a metterti euro sul conto. Ovvero fare quel tanto desiderato deficit che i nostri governi si rifiutano di attuare da almeno tre decadi, la cui mancanza è stata la causa principale della completa devastazione della nostra economia. Parliamoci chiaro amici: indipendentemente dalla bontà o meno del tipo di spesa pubblica che viene finanziata attraverso i crediti fiscali, lo strumento è certamente un modo per consentire ai nostri governi di recuperare quella sovranità monetaria, alla quale in modo del tutto folle abbiamo deciso di rinunciare con l’entrata nell’euro. Ma, come ben sappiamo, un conto sono le promesse che i nostri politici ci professano quando sono all’opposizione, altro invece è quello che mettono in pratica dopo che hanno raggiunto la poltrona di governo. In questo, non si distingue certamente nemmeno Giorgia Meloni – benché negli anni di opposizione la “pasionaria della Garbatella” si nutrisse di ogni specie di Sovranità a colazione, pranzo e cena – oggi che ha preso dimora a Palazzo Chigi, l’ha tolta completamente dal suo menù preferito. È il caso della ferma decisione che il suo governo ha preso  in Consiglio dei ministri, imponendo uno stop totale alla cessione del credito e allo sconto in fattura per i nuovi interventi di ristrutturazione edilizia e adeguamento energetico.

L’introduzione della norma nel decreto legge n. 11 del 16 febbraio 2023, approvato dal Consiglio dei ministri, per molti che hanno creduto in questo governo è stata una sorpresa. Non per il sottoscritto e per tutti coloro che non credendo più alle favole, hanno già da tempo identificato l’attuale governo come un vero e proprio Draghi-bis. “Dovevamo intervenire, si rischiava un buco enorme”, ha sottolineato la premier Giorgia Meloni collegata da casa causa influenza, senza nascondere il proprio rammarico per la decisione. Ballano 110 miliardi, si tratta di tre manovre finanziarie, occorre imporre uno stop, il ragionamento. “C’è qualcuno – ha osservato la premier secondo quanto apprende l’AGI – che è andato in giro dicendo che si potevano ristrutturare gratis i condomini, ma è stata una follia”. Il riferimento era all’ex presidente del Consiglio e ora presidente M5s, Giuseppe Conte. “Dobbiamo spiegarlo agli italiani, la colpa non è certo nostra”, ha rimarcato Meloni ricordando anche gli interventi in merito dell’ex premier Draghi.

Come vedete, pur avendo oggi responsabilità di governo, Giorgia Meloni continua a far campagna politica sulla pelle degli italiani. Si tenta di giustificare una deliberata scelta di rinuncia alla sovranità monetaria, attribuendo colpe all’avversario politico di turno, facendo credere alla gente che il provvedimento preso sia estremamente necessario, mentre al contrario ben sappiamo che in tema di materia economico-monetaria non trova alcuna ragione di esistere. Ancora più dure sono state le parole del ministro della Difesa Crosetto: “Se non interveniamo – la sua tesi in Cdm – si rischiano conseguenze sui mercati finanziari”. Perché – il ‘refrain’ del ministro dell’Economia Giorgetti in Consiglio dei ministri – “si rischia di far morire lo Stato”. Le solite balle, quella dei mercati che comandano e la morte dello Stato. Certo, i nostri politici hanno fatto morire da anni il nostro sistema economico e, su questo, i numeri della devastazione in corso non lasciano spazio a dubbi. Ma se vogliamo ribadire il concetto, è proprio la rinuncia alla sovranità monetaria stessa che ci porta alla morte e come un cieco che guida alle sette di sera sul raccordo anulare romano, anche Giorgia Meloni ha voluto mettere la parola fine a questa possibilità di  recuperare almeno in parte. E se ancora non bastasse a chiarire chi c’è dietro a questo provvedimento, ecco la confessione finale di Giorgetti, che nel difenderne la bontà, ha citato le parole dell’ex presidente del Consiglio Mario Draghi: “Comprendo la posizione delle imprese ma mi permetto di citare una persona di cui ho molta stima e con cui ho fatto il ministro, che disse che il problema non è il superbonus ma sono i meccanismi di cessione disegnati senza discrimine e discernimento. Vorrei puntualizzare che non tocchiamo il Superbonus, interveniamo sulla cessione dei crediti d’imposta che ammontano direi a 110 miliardi, questo è l’ordine di grandezza che deve essere gestito, l’obiettivo è dare la possibilità di gestirlo”.  Più chiaro di così!

Quindi il problema non è il Superbonus – e lo dico soprattutto per i molti che ci seguono ed hanno spesso tuonato contro questa misura – ma la trasferibilità dei crediti fiscali, ovvero la possibilità di farli diventare moneta a tutti gli effetti. Quindi conclusione, chi avvantaggerà questa misura fiscale così come l’ha riprogrammata Giorgia Meloni? Semplice, avvantaggerà i grandi gruppi immobiliari, i quali disponendo di ingenti capacità di reddito possono facilmente abbattere i crediti fiscali maturati dalle loro tasse e continuare indisturbati a rinnovare i loro immobili a spese nostre, stante il fatto che tutta la manovra viene effettuata sempre all’interno delle famigerate regole europee. Ne trarranno beneficio anche i grossi rivenditori di materiale edile che hanno la capacità finanziaria di poter servire i grandi gruppi appena citati. Insomma, il format è sempre lo stesso, affamare la maggioranza e concentrare sempre più ricchezza in poche mani, non si sbaglia!

A dare fiato a coloro che avevano introdotto il Superbonus c.d. 110%, ci ha pensato il direttore del dipartimento statistiche sulla finanza pubblica di Eurostat, Luca Ascoli, nel corso del suo intervento di ieri in commissione finanze del Senato, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sugli strumenti di incentivazione fiscale con particolare riferimento ai crediti d’imposta: “per Eurostat il Superbonus c.d. 110% non è debito pubblico. L’impatto è invece sul deficit e prescinde dalla classificazione del credito come pagabile o non pagabile, da cui deriva solo il collocamento temporale della spesa”  L’intervento di Luca Ascoli, direttore del dipartimento statistiche sulla finanza pubblica dell’ente statistico comunitario cita la pubblicazione dell’aggiornamento del manuale Eurostat sul disavanzo e sul debito pubblico. Affermare che la spesa pubblica effettuata tramite l’emissione di certificati di credito fiscale incide sul deficit ma non sul debito pubblico, quando ben sappiamo che il debito pubblico rappresenta la somma dei deficit annuali, ci lascia interdetti e ci rende pienamente coscienti di quanta confusione regni nelle stanze di chi si arroga il diritto di dirigerci. Detto questo, l’avventata affermazione di Ascoli, a livello dottrinale una cosa però ce la certifica, ovvero che lo Stato può tranquillamente finanziarsi senza emettere titoli del debito pubblico, semplicemente emettendo certificati di credito fiscale che di fatto rappresentano una pura e semplice emissione monetaria.

Infine, concedetemi di riportarvi l’amarezza personale di constatare che, ironia della sorte, è proprio con il partito di Fratelli d’Italia al governo – ovvero il partito a cui appartiene il Senatore Andrea de Bertoldi, che tanto si è speso con il “gruppo della moneta fiscale” per sviluppare lo strumento dei tax-credit – a mettere la parola fine alla trasferibilità dei crediti fiscali stessi. Questa ultima considerazione, oltre all’amarezza personale, è l’ennesima prova che il nostro paese e le nostre vite sono gestite attraverso il pilota automatico in mano al “Potere”, al quale i nostri rappresentanti politici, nessuno escluso, si allineano per puro interesse personale.

Fabio Bonciani

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