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Un leader irresponsabile PDF Stampa E-mail

22 Aprile 2024 

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 Da Rassegna di Arianna del 15-4-2024 (N.d.d.)

Netanyahu è quel che si dice un politico 'navigato', si muove nei vertici del potere israeliano da 30 anni. Da un uomo di così lunga esperienza, ci si attenderebbe una adeguata capacità di gestire le situazioni più complesse; ma oggi Bibi è prigioniero della situazione, non la governa. Nonostante lo shock del 7 ottobre, e nonostante il paese sia in guerra da sei mesi, una forte opposizione non smette di manifestarsi nelle piazze.

La guerra a Gaza, che non ha sinora prodotto seri risultati militari, si sta rivelando un pantano in cui Israele rischia di finire risucchiata, e che sta costando miliardi su miliardi. Nonostante l'appoggio della potentissima lobby ebraica statunitense, i rapporti con l'alleato d'oltre oceano sono sempre più tesi, i rapporti con la Russia - storicamente amichevoli - sono stati deteriorati gravemente, e la posizione internazionale (escluso l'occidente collettivo) è di isolamento pressoché completo. Così oggi Netanyahu si trova tra l'incudine di un alleato imprescindibile ma sempre più irritato, ed il martello di una maggioranza che lo sostiene composta da fanatici estremisti. Parlando ai ministri del suo partito, ha detto: "Risponderemo all'Iran, ma dobbiamo farlo con saggezza e non agire d'istinto. Devono essere sotto pressione come ci hanno messo sotto pressione loro", riconoscendo esplicitamente di essere stati messi sotto pressione.

La tattica politica di rilanciare continuamente sul piano bellico, cercando di rinviare la resa dei conti (politica e giudiziaria) che lo attende, lo ha cacciato in vicolo cieco. Ma, per certi versi ancora più importante, ha messo il suo stesso paese in una situazione estremamente complessa. L'estremismo messianico e colonialista a cui ha dato spazio ha finito col risucchiare Israele in un vortice dal quale è ora assai difficile trarsi fuori. L'operazione Al Aqsa Flood del 7 ottobre, e quella True Promise del 14 aprile, sono state un uno-due micidiale, che ha mandato in frantumi la mascella israeliana: il suo potere deterrente, su cui ha vissuto per 75 anni, semplicemente non esiste più. Oggi l'Iran, che guida politicamente, militarmente e spiritualmente l'Asse della Resistenza, è una potenza regionale conclamata, assai bene inserita nel contesto internazionale e con ottime relazioni con Russia e Cina. E può permettersi di sbeffeggiare Tel Aviv, sfidandola apertamente.

A questo punto, l'unico modo in cui Israele potrebbe ripristinare la sua deterrenza sarebbe usare armi nucleari. Ma se lo facesse, anche a prescindere dal rischio di essere tempestata da migliaia di missili, si ritroverebbe relegata al ruolo di paria mondiale per i prossimi 50 anni. L'ultima mossa di Bibi, quindi, dovrà essere un super-esercizio di equilibrismo: dare una contro-risposta all'Iran (evitando di innescare una contro-contro-risposta devastante), senza far incavolare gli alleati americani, e vendendola all'opinione pubblica interna (sempre più spaventata e smarrita) come un ripristino della capacità israeliana.

Il vecchio leone è ormai più preoccupato del suo domani che acutamente attento a ciò che gli accade intorno, ed il suo ruggito suonerà probabilmente come il suo de profundis.

Enrico Tomaselli

 
Masada PDF Stampa E-mail

19 Aprile 2024

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 Da Comedonchisciotte del 18-4-2024 (N.d.d.)

La storia si ripete? Certo che sì.

Tutti pensano che non sia così. Questo perché nessuno sa – o vuole sapere – cos’era successo all’inizio: mitologizziamo e romanziamo gli eventi del passato per farli corrispondere alle realtà e alle esigenze del presente.

La storia di Masada non è quella a cui credono gli israeliani – e che quindi non hanno imparato nulla. La storia è una cosa che non vogliamo imparare e, quando si ripete, non sappiamo cosa stia succedendo.

Masada? Non erano stati i Romani a “distruggerla”. Era stata una setta folle di veri credenti ebrei che si era auto-immolata.

Quella Masada storica è una razionalizzazione per una futura Masada – un’altra setta folle di veri credenti ebrei destinati all’autodistruzione – i Sionisti.

Julian MacFarlane  (tradotto da Markus)

 
Chi vėola il diritto internazionale PDF Stampa E-mail

18 Aprile 2024

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 Da Rassegna di Arianna del 15-4-2024 (N.d.d.)

Il senso di questo attacco resta ancora un enigma, e si rischia di perdersi nel fumo della propaganda. Anche i fatti sono coperti da questo fumo, e per esempio non sappiamo i danni reali causati alle basi israeliane colpite. Tuttavia si può cercare di usare una ragione indiziaria per mettere insieme alcune cose.

1) quando Israele attacca un'ambasciata straniera, in un paese straniero e sovrano, compie una violazione del diritto internazionale e di fatto equivale a una dichiarazione di guerra. Immaginiamo che cosa si direbbe se i russi bombardassero l'ambasciata francese in Polonia. 2) l'Iran deve rispondere per non perdere la faccia, ma lo fa senza esagerare. Avvisa con 72 ore di anticipo gli americani e tutto il mondo dell'attacco, dà il tempo di organizzare una difesa capace di impedire che si facciano troppi danni, evita di colpire obbiettivi civili, forse anche per marcare la differenza con Israele. 3) quello che abbiamo visto nei cieli israeliani è allora tutta una farsa, una simulazione alla Baudrillard? Una rappresentazione per le rispettive opinioni pubbliche? Molti lo pensano, ma credo sia un errore. Vediamo perché. 4) i droni hanno un costo, e anche i missili per abbatterli ne hanno uno, e bisogna capire il rapporto tra i due, che credo sia molto sfavorevole a Israele, e la guerra in Ucraina ha mostrato che armi moderne e utili sono anche troppo costose in conflitti lunghi. 5) di quante riserve è dotata Israele per ricaricare quei sistemi di difesa? Non di un numero infinito. Quanti attacchi ripetuti di queste e di più ampie proporzioni può fronteggiare Israele? 5, 6 tornate? Che percentuale di riserve di missili è stata bruciata ieri? Il 20, il 30, il 50%? Difficile dirlo. Ma su questo bisogna ragionare per capire che quel gesto non è stato mera simulazione. 6) l'Iran ha detto: possiamo lanciare attacchi simili per settimane, ondate continue. Lo volete? 7) ma pare che ai droni bisogna aggiungere qualcosa di diverso. Notizie difficili da confermare dicono che sono stati lanciati non solo missili balistici, ma 4 missili ipersonici. Se fosse vero significherebbe che l'Iran è nel club dei pochi paesi che possiedono quest'arma che buca ogni difesa. In effetti parrebbe che questi siano arrivati dove dovevano arrivare. 8 ) questo vuol dire che l'Iran ne possiede molti, e non ci sarebbe da stupirsi. L'Iran ha tolto le castagne dal fuoco alla Russia in un momento delicato e di grande difficoltà, fornendo quantità di droni in quel momento. Gli aerei che li trasportavano tornavano vuoti? Lo lasciamo credere alla von der Leyen e a Gentiloni. Possiamo ipotizzare che molte cose sono arrivate in Iran dalla Russia e non solo. 9) c'è una parte del mondo che oramai agisce in maniera forse non del tutto coordinata ma neanche spaiata. Dopo questo attacco ogni paese deve badare alle proprie difese antiaeree. Israele era stato forse tentato di fornire difese a Zelensky, ma dopo questo se ne guarderà bene. Il ministero degli Esteri russo non solo non ha condannato l'attacco iraniano, ma ha ironizzato pesantemente riguardo alla richiesta di condanna. Messaggio chiaro anche lì: in Russia le lobbies ebraiche non contano più niente, i tentativi della finanza internazionale di piegarci sono falliti, c'è un sistema finanziario che oramai è impermeabile ai poteri della grande finanza. Questo cambia il gioco geopolitico, finisce un''epoca. L'attacco iraniano indebolisce ancora l'ucraina. 10) l'Iran ha chiarito che se si fa sul serio, se viene attaccata, può affondare le portaerei americane. Che può fornire missili balistici ad altri. Russi e cinesi hanno essi stessi lanciato un avvertimento: l'Iran può fare una guerra per procura contro l'Occidente, come l'Ucraina la sta facendo contro Mosca. E può diventare l'unico rappresentante della causa islamica, innescando un processo devastante in molti stati, per esempio in Giordania, in Iraq etc.

Mi fermo, in un'analisi parziale, indiziaria.

PS. Non discuto con coloro che si appellano ai valori, ai diritti universali, al nostro modo di vita e alla democrazia. Non è più tempo di perdersi in discussioni inutili.

PS2: bisognerebbe sostituire l'educazione civica, questa forma di istupidimento su "dialogo", "comprensione", "diritti" con la capacità di interrogarsi sulle dinamiche che muovono il reale. Coi valori abbiamo formato non cittadini, ma una banda di cretini.

Vincenzo Costa

 
La religione pių antica PDF Stampa E-mail

16 Aprile 2024

 Da Rassegna di Arianna del 14-4-2024 (N.d.d.)

Caro Stato italiano,

so che continui a vantarti di consentire la libertà di culto, di rispettare tutte le religioni, di non profanare i luoghi sacri di nessuno. Addirittura, l’hai scritto nella tua Costituzione, anche se in realtà non la rispetti mai, dato anche che è molto generica. Però ho deciso di fidarmi e ti faccio una richiesta che rientra nei tuoi sbandierati princìpi: la libertà di culto e il rispetto per i luoghi sacri.

Io sono panteista, anzi animista-panteista, e posso assicurarti che non sono il solo.  Non conosci questa religione? Ti posso garantire che ha almeno centomila anni, ma probabilmente molti di più, forse un milione di anni. Jane Goodall ha riconosciuto chiari segni di una religione animista anche fra gli scimpanzé. Ma forse prendi in considerazione solo le religioni che hanno qualche istituzione. Perché? Le istituzioni sono pericolose, i cosiddetti “Stati sovrani” ancora di più, anche perché ora non sono più sovrani neanche sulle proprie sedie… Chiedo che i miei luoghi di culto vengano rispettati, è lì che noi animisti preghiamo. Sono i boschi, i torrenti, le paludi, le profondità del mare, le montagne, gli alberi, le foreste, tutti gli esseri senzienti: sono tutti sacri, cioè hanno un valore in sé. Giacché ci sono, ti chiedo anche di cambiare l’articolo uno della tua Costituzione: L’Italia è una Repubblica fondata sul Mondo Naturale. Sarebbe anche un articolo molto più bello. Hai le tue festività dichiarate, Santi e Madonne, oltre che le solite battaglie vinte, recentemente mi sembra che abbia intenzione di riconoscere anche il ramadan. Non sarà per caso che consideri “religioni vere” solo quelle che credono in un Dio solo ed esterno al mondo? E le altre? Solo come esempio, le nostre feste “animiste”, quelle che ci piacerebbero molto, sono i Solstizi e gli Equinozi: perché non facciamo festa? Dopotutto sarebbero feste per tutto il mondo! Pensa che bello: i quattro appuntamenti del nostro caro Pianeta lungo la sua orbita. Altro che Repubbliche, battaglie, eroi, santi e Madonne.

Le religioni più diffuse e riconosciute ufficialmente nel mondo sono quasi tutte “calate nella storia”, riconoscono profeti, o fondatori, o “ispirati da Dio”, storicamente vissuti, di solito negli ultimi 2-3000 anni. La Vita sulla Terra ha tre miliardi di anni, i Primati molti milioni di anni, le religioni istituzionalizzate 2-3.000 anni, l’attuale “religione” economicista-materialista 2-300 anni e anche meno: quindi mi sembra di avere diritto di farti una richiesta di rispetto per i miei luoghi sacri, che hanno una vita molto più lunga e più reale.

Con questi tempi, è evidente l’assurdità di chiamare “storia” le vicende della nostra cultura degli ultimi 5.000 anni e “preistoria” tutto il resto, in un unico calderone dove si mettono insieme i dinosauri (150-65 milioni di anni) e le culture umane che tu chiami “primitive” (ultimo milione di anni). Se riconosciamo lo spirito dell’albero, non abbattiamo le foreste, se sentiamo lo spirito del torrente, non lo riempiamo di plastica e veleni vari, se “vediamo” lo spirito della montagna, non la riempiamo di orribili impianti…

Con i migliori saluti.

Guido Dalla Casa 

 
Guerra contro la natura umana PDF Stampa E-mail

12 Aprile 2024

 Da Rassegna di Arianna del 10-4-2024 (N.d.d.)

Molti sapranno della triste vicenda della statua della donna che allatta il suo pargoletto al seno, della scultrice Vera Omodeo, a cui l’amministrazione Sala di Milano ha negato una piazza in quanto «la scultura rappresenta valori non universalmente condivisibili da tutte le cittadine e i cittadini». Ora sembra che si sia individuata una collocazione più consona, più discreta, fuori dal viavai cittadino, meno “divisiva” perché meno appariscente: una clinica, la Mangiagalli. La decisione dell’amministrazione milanese risponde alla folle, perversa, distopica ideologia che ritiene discriminante la parola mamma, come d’altronde quella di papà, per non parlare di quella di donna, parole per le quali circolano definizioni improbabili provenienti dal puritano mondo angloamericano che, oltre che ridicole, la dicono lunga sullo stato di salute mentale e sociale sia degli ambienti generanti simili storture sia delle élite che questi ambienti coccolano e sponsorizzano. Definizioni che la prendono alla larga al solo fine di evitare il riferimento a ciò che madre natura impone. Per cui, abbiamo per donna in gravidanza “persona in gravidanza”, per allattamento al seno “alimentazione al petto”, per donne con le mestruazioni “menstruators”, per donne “persone con la cervice”… chi ha la curiosità oltre che lo stomaco adatto può scoprire tanti altri di queste bizzarre quanto inquietanti espressioni della neo lingua genderiana consultando sulla rete i dizionari lgbt che spiegano l’uso “corretto” delle parole.

La statua di Vera Omodeo quindi offenderebbe o potrebbe essere non condivisibile da tutti. Al fine della mia breve e semplice riflessione ritengo superfluo intraprendere qualsiasi ragionamento che, se sviluppato secondo principio di coerenza, porterebbe inevitabilmente alla constatazione della totale irrazionalità di un simile impianto, che ha come logica conclusione l’assurdo della non definizione, nulla può essere più definito in quanto la stessa definizione diventa condizione di discriminazione di ciò che non rientra nella stessa. Premessa di un ritorno all’età preneolitica, quando l’Uomo ancora si esprimeva per suoni gutturali non avendo ancora imparato l’uso della parola.

Ma ciò che in questo caso (purtroppo) mi preme mettere in evidenza è il fatto che una certa ideologia, divenuta predominante nell’Occidente, abbia ormai intrapreso una guerra totale contro la natura umana, per affermare una contro-natura del tutto funzionale alla logica perversa di una macchina sociale che deve fare completamente a meno dell’essere umano, inteso non solo e non tanto come forza lavoro, ma essenzialmente come essere dotato di libero arbitrio e quindi di capacità di giudizio e di intervento autonomi. Guai celebrare la vita che nasce, guai celebrare la maternità, guai celebrare l’allattamento materno al seno, immagini di cui serbiamo una magnifica iconografia di mamme che allattano, che stringono al seno il proprio pargolo, le tante Madonne di cui risplendono chiese, gallerie d’arte e monumenti! In questi bui e degradati anni, in cui il nostro occidente sta esprimendo il peggio di sé, nella deliberata intenzione di andare contro natura, l’idea stessa di maternità è considerata offensiva. [Notare l’apparente paradosso: più avanza l’ideologia “green” più avanza l’ideologia anti-umana.]

Ma offensiva verso chi, ditemi di grazia? Si facciano avanti coloro che si sentono offesi, che siano visibili a tutti! Con ogni probabilità ci si renderebbe facilmente conto che si tratta solo di una costruzione mediatica imposta, una cosiddetta narrazione, di quelle che servono ad ipnotizzare le coscienze. E se qualcuno dovesse alzarsi per dire: io mi sento offeso perché non rappresentato da quella statua, niente paura, chiameremmo in causa l’umana pietà e faremmo di tutto per aiutare tale persona a intraprendere un percorso di transizione umana.

Antonio Catalano

 
Follia autodistruttiva PDF Stampa E-mail

8 Aprile 2024

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 Da Comedonchisciotte del 4-4-2024 (N.d.d.)

C’erano già dei segnali da tanto tempo, ma devo ammettere che mi sono pienamente reso conto della gravità della mutazione che ha subito la società occidentale e soprattutto quella europea, solo pochi anni fa, esattamente in occasione della “pandemia” quando per far fronte ad una emergenza più creata ad arte che reale, sono state prese misure straordinarie, irrazionali e incoerenti. Ci siamo improvvisamente trovati all’interno di un tipo di situazione che non mi pareva più possibile potesse verificarsi nei nostri “ragionevoli” paesi e ciò in conseguenza della crescita scientifica, civile e sociale che credevo si fosse verificata e consolidata quantomeno a partire dal dopoguerra. Che la società contemporanea potesse di nuovo infilarsi in una sorta di delirio paranoico e irragionevole senza che la grande maggioranza delle persone se ne rendesse neppure conto, mi pareva oramai qualcosa fuori dai tempi, impossibile da ripetersi, anche se situazioni simili si erano verificate ripetutamente nella storia. Come potevano i bonari e ragionevoli governanti dell’occidente, pensavo, che finora più o meno bonari e ragionevoli lo erano spesso stati quanto meno all’interno dei propri confini, essersi trasformati all’improvviso in burattini malevoli e dolosi in mano ad un potere sfuggente, pronti a qualsiasi misfatto verso i loro stessi popoli pur di portare avanti i loro progetti scellerati? E d’altra parte, come potevano questi popoli, benestanti, scafati e istruiti farsi convincere che una epidemia parainfluenzale più severa del solito fosse la peste nera? Avrebbe dovuto essere sufficiente guardarsi attorno, eppure i fatti stanno a dimostrare che non è così. Oramai la realtà virtuale era diventata più forte di quella reale. Paradossalmente da tutta la faccenda “pandemia” ne è uscita molto meglio la società africana, cui di solito non diamo molto credito, dove infatti i danni procurati non tanto dalla malattia, ma dalle reazioni alla malattia sono stati di gran lunga inferiori. L’occidente pandemico, isterico e paranoico, mi pareva irriconoscibile rispetto a quello nel quale ero cresciuto. Ma ne ho preso atto: la maggioranza, al contrario, sembrava non accorgersene e, soprattutto, non volersene accorgere. Pareva abbastanza ovvio pensare che l’emergenza sanitaria sarebbe finita nel momento stesso in cui si fosse cessato di fare “tamponi”, ma quando il fatto è successo davvero, di nuovo mi è parsa irreale la subitanea accettazione da parte della massa della nuova realtà: com’è che una persona terrorizzata oramai da anni dai quotidiani bollettini dei morti, convinta della necessità di andarsene in giro con una pezzuola sulla faccia e di farsi iniettare da sana misteriose pozioni, poteva così rapidamente dimenticare  tutto senza neppure porsi qualche domanda?

La verità  è che quasi tutti sono incredibilmente disposti a credere ad una narrazione sufficientemente ripetuta e a eseguire senza discutere,  e soprattutto senza pensare, gli ordini che di volta in volta  vengono diramati dalla televisione e dai telefonini perennemente tra le mani,  per quanto mutevoli e contraddittori possano essere. A raccontarla qualche decina di anni fa, non ci avrebbe creduto nessuno, sarebbe parso un racconto di fantascienza come infatti ce n’erano di simili. Ma non era affatto finita lì, i burattini malevoli, dato che nessuno metteva in dubbio il loro operato, sono rimasti al potere con tutti i loro progetti e, dato il buon successo ottenuto, smessi i tamponi, hanno ben pensato di passare ad altro. Così, in sostituzione della morte nera, si sono subito attivati a propagandare ciò che sembrava oramai impensabile e definitivamente screditato in Europa: la buona, vecchia guerra.

Tutti i media, sempre guidati dalla televisione e dai telefonini, hanno improvvisamente cominciato ad assuefare il pubblico alla guerra e alle sue cupe atmosfere. Lasciato cadere il virus assassino, aiutati anche dal fatto che i più anziani erano stati allevati nel clima della guerra fredda, hanno costruito un nuovo spauracchio, la Russia del sanguinario dittatore Putin, che per quanto riluttante ad impegnarsi e accomodante fosse stata fino ad allora, è stata alla fine costretta a reagire alle incessanti provocazioni. Che cos’era questa reazione, in vero molto misurata, se non la prova provata che le bestiali orde bolsceviche erano di nuovo in procinto di invadere la civile Europa? Per la verità era sempre accaduto il contrario, ma fa niente: licenza poetica. Lo stupefacente è che nonostante lo scontro sia stato previsto ricercato e voluto con tutti i mezzi possibili, l’occidente è parso completamente impreparato non appena la realtà ha cominciato a differire dalle previsioni incredibilmente ottimiste secondo le quali la Russia avrebbe dovuto subitaneamente crollare di fronte alle irresistibili sanzioni, disarcionando il malvagio Putin e dividendosi da sola in innocui pezzetti. Nessuno, pare, aveva pensato a cosa fare nel caso la Russia avesse resistito almeno un poco senza arrendersi agli ucraini che erano superiori per definizione in quanto armati, addestrati e diretti dalla Nato. Forse l’eventualità pareva troppo stravagante ai think tank per prenderla in considerazione. Con la guerra che proseguiva, l’occidente è subito apparso debole sia dal punto di vista militare, che industriale, che sociale. Gli eserciti europei, si sapeva, sono poco più di una barzelletta: probabilmente la stessa Ucraina sarebbe al momento in grado di arrivare facilmente a Berlino. L’unica forza militare seria, per quanto enormemente esagerata dalla propaganda, è  in pratica l’esercito statunitense o, meglio, l’aeronautica e la marina, ma anch’ esso è più una macchina per far soldi, come tutto in occidente, che una forza militare. Se ci sono voluti mesi di sforzi mondiali congiunti per mettere insieme un corpo di spedizione in grado di sconfiggere un paese povero, piccolo e arretrato come l’Iraq, c’è da pensare che neanche in anni la Nato sarebbe in grado di fare qualcosa di simile in Europa contro un avversario di status comparabile al proprio. Di fatto tutti i numerosi conflitti successivi alla II guerra mondiale combattuti dagli Stati Uniti in giro per il mondo, sono stati contro paesi quasi indifesi: erano solo la parodia della guerra per di più con esiti incerti dal punto di vista militare e decisamente negativi da quello politico. Come si può in tali condizioni pensare di sfidare una potenza nucleare come la Russia? Evidentemente solo sottovalutandola in maniera grottesca.

Dal punto di vista industriale – e la produzione industriale è la  parte più importante in una guerra moderna – l’occidente esce da decenni di progressiva finanziarizzazione e dematerializzazione dell’economia e trasferimento della produzione di beni reali in paesi terzi al solo fine di poter lucrare sulla differenza dei salari e dei costi. È quindi solo dopo essersi impegnati fino al collo in un conflitto per procura che ci si accorge che il potenziale produttivo non è in grado di fronteggiare una guerra vera contro un nemico vero? Saranno anche i soldi a vincere la guerra, ma i cannoni ci vogliono pure, almeno se il nemico non è in vendita. Dal punto di vista sociale, la guerra trova un occidente grasso e svogliato, indebolito da folli politiche di immigrazione di massa che hanno minato le stesse basi etniche delle nazioni, da altrettanto folli ideologie di distruzione delle basi fondanti dell’identità occidentale propagandate come un nuovo vangelo, da impulsi suicidi giustificati da inaffidabili scenari di cambiamenti climatici e perfino dalla recente follia pandemica. Fuori da poche migliaia di deficienti, dove pensano di trovare le truppe per invadere la Russia? Truppe che anche qualora esistessero, non sarebbero in grado di rifornire?

Sembra insomma che, schizofrenicamente,  da una parte si voglia per forza sfidare i russi alla guerra e dall’altra, anziché prepararsi, si faccia il possibile per rendersi sempre più deboli. Credono forse di vincere la guerra con le politiche green? vincitori? […] Eppure la malafede della controparte era già chiara all’epoca di Euromaidan e ribadita con gli accordi di Minsk primo e secondo (c’è pure la confessione di dolo dei protagonisti), ma ancora nella primavera del ‘22, subito dopo l’inizio dell’Operazione Speciale, nuovi compromessi furono quasi raggiunti con la mediazione dell’infido (ma almeno infido pro domo sua) Erdogan e l’intesa prevedeva clausole non molto diverse dai Minsk: questa volta indipendenza anziché autonomia degli oblast di Donetsk e Lugansk, riconoscimento di fatto della sovranità russa sulla Crimea, impegno alla neutralità dell’Ucraina. Il minimo indispensabile per non dichiararsi sconfitti. Nessun riferimento alla “denazificazione” che in pratica non può che significare un cambio di regime a Kiev. Viene da chiedersi: questo sarebbe stato sufficiente alla risoluzione della questione ucraina dal punto di vista russo? Ricordo che il cuore del problema è l’espansione progressiva della Nato verso est fino ad incorporare parti stesse del mondo russo come è certamente il caso dell’Ucraina. Aveva forse un qualche senso l’impegno del governo Zelensky, fantoccio Nato,  a non aderire alla Nato? Anche se garantito da Parigi, Londra e Washington? L’Ucraina di Zelensky non è già membro della Nato a tutti gli effetti pratici tranne il formalismo giuridico? Non sta forse combattendo una guerra per conto della Nato con i soldi e le armi della Nato? È un paese indipendente che può trattare in politica estera o è già un protettorato occidentale con un governo nato da un colpo di stato organizzato dalla Cia? Cosa faceva pensare ai russi che un accordo ulteriore con le stesse inaffidabili controparti  che avevano già tradito i primi potesse questa volta essere rispettato? Come pensavano di costringere l’Ucraina non tanto a non entrare nella Nato, ma ad uscirne? Tutto questo mi è sempre sembrato piuttosto misterioso. In un certo senso, paradossalmente, il famoso intervento di Boris Johnson può essere visto come una benedizione per i russi: ha evitato loro di impantanarsi per qualche anno ancora nella rasputiza di un ennesimo accordo farsa. E viene da chiedersi: il prossimo accordo sarà ancora su questa falsariga? Forse no: mi pare che lo stesso Putin abbia recentemente confessato di essere stato in passato piuttosto “naif” nei suoi rapporti con l’occidente.

Ma il massimo dell’irragionevolezza sembra comunque appannaggio della vecchia Europa. Gli americani qualche successo importante l’hanno ottenuto, primo fra tutti la separazione dell’Europa dalla Russia, e hanno ottenuto la rovina dell’industria europea loro temibile concorrente, per non parlare della soddisfazione di essere riusciti a provocare una guerra civile nel mondo russo. Il bilancio degli europei, al contrario, è fallimentare sotto ogni punto di vista e, ragionevolmente, non poteva che esserlo: lo avrebbe capito un bambino. Ma evidentemente non uno Scholz o un Macron, o una Van der Leyen o anche una Giorgia Meloni.  Hanno semplicemente gettato alle ortiche l’accesso conveniente all’ energia, alle materie prime e ad un mercato importante per le loro merci. Tutto in cambio di una guerra in casa.

Incredibilmente i leader del continente continuano a dimostrarsi persino più bellicisti dei neocons americani, fremono per una guerra che deve necessariamente svolgersi sul loro territorio e non su quello di Washington e dalla quale hanno tutto, ma proprio tutto, da perdere.  Persino al punto al quale siamo arrivati, cioè a guerra quasi persa, insistono e continuano a rilanciare, col rischio sempre presente di una catastrofe nucleare. Un comportamento più stupido di così, è riuscito solo agli ucraini. Invocare la dipendenza e la subordinazione agli Stati Uniti, non basta più: questi europei ci mettono molto del loro e mi paiono alla fine pienamente responsabili della loro rovina. Sarebbe infatti bastato molto poco per evitare di essere trascinati nella situazione attuale, non sarebbe stato neppure necessaria una ribellione aperta od un cambio di campo, bastava non collaborare, mantenersi equilibrati, tirare indietro, mandare a quel paese la Nuland, non farcisi mandare da lei e le cose non sarebbero mai arrivate fino a questo punto.

A quanto pare, ci sono dei periodi nella storia in cui intere nazioni si fanno prendere da una sorta di follia autodistruttiva e i nostri giorni sembrano uno di quei momenti. Col senno del poi ci sembra incredibile che i pragmatici ed efficienti olandesi del Seicento si siano fatti prendere dalla febbre del tulipano o che i popoli europei dell’era moderna consentissero ad essere terrorizzati da un pugno di fanatici religiosi che seri e compunti disputavano su fatti inesistenti con ragionamenti ridicoli. Chi prenderebbe sul serio oggi le streghe che volano al sabba sulle scope? (Forse qualcuno sì)  Eppure prendiamo molto sul serio fior di ciarlatani televisivi che un giorno ci dicono che le pezzette sul viso non servono a nulla e quello successivo che ci salvano la vita, oppure ci ordinano di prepararci alla guerra perché i cavalli cosacchi stanno per abbeverarsi alle fontane di Roma. Non c’è molta differenza coi tulipani. Anzi, negli ultimi anni mi pare di assistere a un declino intellettuale progressivo. I lettori più anziani ricorderanno di aver sentito parlare in televisione i politici della prima repubblica; ebbene tutti, indipendentemente dal colore politico, davano l’impressione di essere ben preparati, di sapere di cosa stavano parlando, di aver fatto una sorta di scuola ed era facile capire che non sarebbe stato facile per nessuno batterli sul piano dialettico. Provate ad ascoltare quelli che vanno per la maggiore adesso: faticano a mettere assieme un ragionamento coerente, sembrano non sapere quasi nulla del mondo, parlano per lo più per slogan e si contraddicono a distanza di pochi giorni. Probabilmente sono lo specchio dei loro elettori. Nessuno propone più visioni differenti della società, tentano di dare un colore ai loro partiti sostanzialmente intercambiabili azzuffandosi su questioni irrilevanti, ma senza mai non solo mettere in dubbio, ma neppure parlare dei fondamenti dell’attuale sistema di potere sui quali sono tutti d’accordo come si è d’accordo sull’esistenza della gravità: il primato dell’oligarchia economica sulla politica, il liberismo, il mito del mercato, i miti sanitari e ecologici, l’Unione Europea, la Nato, la subordinazione agli Stati Uniti, l’appoggio a Israele qualunque cosa faccia, il politicamente corretto, l’auto da fé da imporre ai rieducandi. La popolazione, sempre più instupidita dalla propaganda incessante, da un’istruzione sempre più carente, dai telefonini (qui non prende? sei riuscito col wifi?), dai social, dalle imprese filantropiche degli oligarchi “visionari”, rincoglionita di sigle al posto dei nomi e di serie televisive inclusive, ecocompatibili, gay friendly e a cervello zero, non riesce neppure più a immaginare che possa esistere una visione alternativa delle cose e gli pare che il progresso consista nel mettere una terza o magari una quarta opzione alla voce sesso dei formulari on line.

Intanto la propaganda bellica va avanti e pian piano la guerra per imporre una democrazia di cui si sono perse le tracce, viene sdoganata, diventa normale, come le pezze sul viso e la cura obbligatoria per sani. Forse, chissà, la guerra vera e propria a casa nostra non ci sarà, soprattutto perché, a quanto pare, non ci sono proprio i mezzi per farla, ma un’economia di guerra mi sembra probabile e sarà una buona scusa per distruggere quel che resta del benessere degli europei. […]

Io intanto ho prenotato le vacanze estive: con certi Micronapoleon in giro, fosse mai che siano le ultime.

Nestor Halak 

 
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