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Il nemico in casa PDF Stampa E-mail

6 Giugno 2022

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 Da Appelloalpopolo del 3-6-2022 (N.d.d.)

In Italia veniamo da trent’anni di deflazione salariale e taglio della spesa pubblica. A cui adesso si è aggiunta un’inflazione esogena (cioè importata) simile a quella causata dalle due grandi crisi petrolifere degli anni Settanta. Solo che non abbiamo più né la scala mobile né la sovranità (monetaria e fiscale). Qual è quindi la soluzione? «Niente aumento dei salari e niente spesa pubblica aggiuntiva». Se mai ce ne fosse bisogno, Visco ci ricorda che noi il nemico lo abbiamo innanzitutto in casa. Il Governo Draghi, prono ai diktat della Commissione Europea (a sua volta prona ai diktat americani, in una tragica matrioska di servilismo), continua con le sanzioni alla Russia che danneggiano chi le impone (Italia e Germania su tutti).

Con l’annuncio dell’embargo dei 2/3 dell’import di gas russo, rischiano di diventare disoccupati circa diecimila lavoratori (come se di disoccupati e sottoccupati ne avessimo pochi). Intanto continua a crollare la manifattura italiana, che anche a maggio è scesa (passando da 54,5 di aprile a 51,9). A risollevarci il morale ci pensa per fortuna Conte, che spera nel PD per il problema salari. Che sarebbe come dire che uno si affida al fuoco per spegnere un incendio. Perché, vale sempre la pena ricordarlo, il PD è il nemico numero uno dell’Italia, in generale, e dei lavoratori, in particolare. Loro i salari lavorano solo per tagliarli.

Insomma, come diceva Flaiano, «in Italia la situazione politica è molto grave ma purtuttavia non è seria».

Gilberto Trombetta

 
Estinzione dell'intelligenza politica PDF Stampa E-mail

4 Giugno 2022 

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 Da Comedonchisciotte del 2-6-2022 (N.d.d.)

L’attuale governo ucraino proclama solennemente che non farà mai e poi mai concessioni territoriali alla Russia, ivi compresa la Crimea. Sembra una ricetta sicura per far cessare di esistere la stessa Ucraina come stato indipendente. La politica è l’arte del possibile, non fare concessioni territoriali a questo punto della storia probabilmente significa né più né meno che distruggere il paese.

Si è giunti a questa situazione attraverso un percorso di molti anni nei quali il costante “aiuto” occidentale ha portato il paese alla catastrofe in corso d’opera. L’Ucraina attuale è nata su confini “sovietici”, cioè su confini interni, rilevanti solo a fini amministrativi che conseguentemente non sancivano alcuna divisione su base etnica geografica o culturale. Nonostante ciò, prima del 2014 non c’era alcuna necessità di cedere territori, bastava comportarsi saggiamente, in coerenza alla propria posizione geografica. Con il golpe del 2014, la situazione è stata volontariamente portata al punto di non ritorno. Ovviamente la Russia non poteva permettere che gli americani costruissero una base navale a Sebastopoli. Sarebbe come pensare che gli americani potessero permettere una base navale russa a San Diego (città rubata al Messico insieme a tutta la California settentrionale nel 1846). Tuttavia, anche dopo il golpe e la perdita della Crimea, che non è terra ucraina in nessun senso, si poteva mantenere l’integrità territoriale residua semplicemente implementando gli accordi di Minsk e l’Ucraina avrebbe potuto diventare sostanzialmente uno stato federale multietnico, concedendo certe autonomie, profittando della sua collocazione per costituire una cerniera tra l’Europa e la Russia, traendo vantaggi da entrambe le parti. Ancora sarebbe bastato impegnarsi alla neutralità, alla rinuncia a qualsiasi armamento nucleare proprio o d’importazione, a limitare lo strapotere dei neofascisti, e l’Ucraina avrebbe continuato a esistere come secondo stato europeo per estensione, potenzialmente ricco, e avrebbe potuto impegnarsi in ciò che veramente conta per costruire consenso: cercare di migliorare il tenore di vita dei suoi cittadini anziché continuare ad essere terra di emigrazione. Ma gli americani non volevano questo, volevano una guerra, perciò hanno continuato ad “aiutarla”. E alla fine hanno ottenuto una guerra che non ha nessun senso per il popolo ucraino, combattuta sulla propria terra, sulla propria pelle, ma per interessi geostrategici di potenze distanti, alle quali nulla importa della sorte del paese, potenze che sono riuscite a prenderne il controllo sfruttando le peggiori forze locali: i ladri (o se preferite “gli oligarchi”) e i fascisti, fomentando la favola di una grande e gloriosa nazione “europea”, convincendoli ad una impossibile riconquista militare di territori perduti che, tra l’altro, mai sono stati davvero loro. Per riprendersi la Crimea, occorre occupare Mosca, compito evidentemente eccessivo per l’Ucraina ed anche insensato: che vantaggio ne trarrebbe? La Crimea è terra russa. Se gli americani o i presuntuosi e arroganti inglesi vogliono combattere la Russia, lasciate che lo facciano con il proprio esercito, sul proprio territorio, lasciate che siano loro a versare il sangue e vedrete che smetteranno presto di fare gli spacconi. Che senso ha lasciarsi usare come carne da cannone per interessi altrui? Questo fa grande l’Ucraina o la fa stupida? Non stupisce che i russi puntassero sull’esistenza di forze interne responsabili che comprendessero cosa stava succedendo e volessero darsi da fare per fermare lo smantellamento del paese e riportare il potere politico in ambito nazionale, con un progetto sensato e fattibile per gli interessi ucraini. Purtroppo, allo stato delle cose cui siamo giunti, questa prospettiva, che avrebbe limitato i danni al minimo possibile, non appare più praticabile. Ora, grazie agli “aiuti” occidentali, l’intero Donbass è definitivamente perduto ed anche la regione di Kherson. Che senso ha portare ancora avanti la guerra? Quali sono le prospettive, oltre al sacrificio di una generazione? La pura vittoria militare pare chiaramente fantascienza, come è sempre sembrata, più la guerra andrà avanti, più gente e più territori il paese perderà, fino a mettere in dubbio la sua stessa esistenza. A meno che la guerra non si estenda a tutta l’Europa con l’intervento diretto della Nato, nel qual caso lo sa l’inferno cosa potrebbe succedere, la sconfitta è certa, rifornimenti o no. La cosa più intelligente da fare, sembra quella di trattare con la Russia per cercare di ottenere il massimo possibile data la situazione, soprattutto smettendo immediatamente di lasciarsi usare come lo strumento di una guerra per procura degli americani. Il che era ciò che probabilmente fin dall’inizio i russi si aspettavano che accadesse in esito alla loro “operazione speciale”.

I piani degli stati maggiori russi sono sicuramente fatti per contemplare ogni possibile eventualità e certamente ci sono piani per occupare Kharkov, Odessa, Zaporozhie, Dnepropetrovsk, Kiev, persino L’Vov. Se la guerra andrà avanti, verranno adottati uno di seguito all’altro, a seconda delle circostanze che andranno a verificarsi sul campo di battaglia. L’interesse dell’Ucraina nel proseguire il conflitto ad oltranza pare vicino allo zero, ogni giorno che passa ci sono centinaia di morti in più e la prospettiva finale si fa sempre più oscura. L’occidente non sta affatto aiutando l’Ucraina, la sta distruggendo. Come è impossibile che nel paese non ci siano persone che contano in grado di capire questa semplice verità? Dato che l’amministrazione americana non sembra avere la minima remora a sacrificare paesi e popoli per i propri interessi, cosa che ha già ampiamente dimostrato in quasi ogni parte del mondo, mi pare che l’ultima speranza rimasta per l’Ucraina sia che queste forze responsabili riescano a imporsi ed a negoziare una pace nonostante l’evidente opposizione occidentale. Se questo non accadrà, il destino del paese pare segnato e con esso continueranno ad essere in pericolo anche i rimanenti paesi europei, che per la verità non stanno dimostrando affatto un livello di intelligenza politica superiore a quello ucraino, anzi, stanno platealmente agendo, come l’Ucraina, contro i propri interessi. Sembrano in preda alla stessa pulsione di morte che nel 1914, esattamente cento anni prima di Maidan, contagiò anche il dottor Freud che l’aveva inventata e a Vienna travolse per sempre le aquile doppie dell’impero.

Il pericolo finale è che la situazione degeneri al punto di arrivare ad un conflitto nucleare generalizzato che è evidentemente la peggiore eventualità possibile. Purtroppo, non sembra che a Kiev una vita politica intelligente si sia per il momento presentata, solo un branco di esaltati che neppure capiscono di morire per conto terzi, ma, per la verità, neanche a Roma o Parigi o Berlino sembra esistere una vita politica più saggia.

Nestor Halak

 
Incapacitą di ragionare PDF Stampa E-mail

3 Giugno 2022

Ad aprile, Biden - tra una stretta di mano a un amico immaginario e l’altra – affermò che il rublo “è ridotto in macerie" per effetto delle sanzioni. In poco meno di due mesi il rublo si è molto rafforzato. Per effetto delle sanzioni, dicono. “Il rublo forte significa che le sanzioni funzionano” chiosa qualche scienziato del Foglio. Lasciamo perdere il principio di non contraddizione, tanto ormai il pensiero occidentale è morto, e vediamo come il Foglio motiva questa affermazione.  “Le sanzioni occidentali stanno facendo molto male all’economia russa, che quest’anno registrerà una recessione e un’inflazione a doppia cifra”. Quindi l’effetto delle sanzioni sono recessione e un’inflazione a doppia cifra.

Recessione e inflazione alta. Dove l’ho già viste? Ah, sì! Da noi. Incredibili ‘ste sanzioni; hanno gli stessi effetti sul sanzionato e sul sanzionante. Sui buoni e sui cattivi. Solo che ‘loro’ ancora ragionano, mi sa. Siamo all’anno zero della capacità di ragionare, immersi in giganteschi cortocircuiti logici che però non vediamo perché distratti dalla continua ricerca di emozioni, spacciate a getto continuo dalla retorica melensa e dal buonismo demenziale su cui si regge la società occidentale attuale. Drogati di retorica del dolore, dell’amore banale, del sentimento, del sensazionalismo non resta che sperare nell’overdose.

Stefano Rosati

 
Qualcuno pagherą? PDF Stampa E-mail

2 Giugno 2022

 Da Rassegna di Arianna del 31-5-2022 (N.d.d.)

Note sulla guerra russo-ucraina

1) All'indomani dell'invasione, l'Europa aveva due opzioni. Poteva accompagnare le necessarie sanzioni con una richiesta a Zelensky e Putin di avviare immediate trattative sulla base delle due istanze fondamentali del contenzioso: la neutralità dell'Ucraina e il rispetto degli accordi di Minsk. Se Zelensky non si fosse sentito coperto e garantito nella prosecuzione della guerra probabilmente la pace si poteva ottenere in una settimana. Oppure, e questa è stata la scelta fatta, l'Europa poteva mettersi a dire che Putin era il nuovo Hitler, un pazzo, un animale, poteva mettersi a rifornire di soldi, istruttori e armamenti pesanti l'Ucraina, poteva scatenare un'ondata di russofobia imbarazzante e poteva perseverare in questa linea fino a dire (Borrell) che la guerra doveva risolversi sul campo (diplomatici che si improvvisano guerrieri con il culo degli altri). 2) Fornendo una caterva di armi all'Ucraina e senza alcuna garanzia di dove esse andassero a finire, l'Europa ha creato alle porte di casa un bacino bellico pazzesco, cui partecipa non solo l'esercito regolare, non solo milizie mercenarie, ma anche gruppi e gruppuscoli paramilitari, incontrollabili, che agiscono in modo autonomo, spesso con intenti più terroristici che militari (come il bombardamento di ieri su una scuola a Donetsk), e che non obbediranno mai ad un'eventuale pace firmata da Zelensky. Si prospetta (e questo è stato dall'inizio un desideratum americano) un conflitto duraturo, magari dopo una dichiarazione di tregua un conflitto ad intensità ridotta, che impegnerà l'esercito russo a lungo e che condurrà alla distruzione totale dell'Ucraina - almeno di quella ad oriente del Dnepr. 3) Come sempre accade, più il conflitto dura, più lutti avvengono, più gli animi si caricano di un odio irrevocabile, e più spazio ci sarà per un abbandono delle ultime remore nel condurre la guerra (la Russia ha progressivamente aumentato il peso del tipo di armamento utilizzato, l'Ucraina ha iniziato a bersagliare il territorio russo nella provincia di Belgorod). Quale sarà il limite dell'escalation lo vedremo. 4) Nel frattempo abbiamo tutti bellamente rimosso che in Ucraina, oltre a gasdotti e centrali nucleari, ci sono alcuni dei maggiori depositi di plutonio e uranio arricchito al mondo. Insomma stiamo giocando alla guerra, in progressiva escalation, in una delle aree più pericolose del pianeta quanto a possibili ripercussioni generali. È utile ricordare che la distanza tra l'Italia e l'Ucraina è di 1.500 km in linea d'aria, quella tra l'Ucraina e gli USA è di 7.500 km (con in mezzo un oceano). 5) Sul piano economico l'Europa si è giocata in questo modo l'accesso a fonti energetiche abbondanti e a prezzi moderati. Essendo l'Europa l'area al mondo maggiormente dedicata alla trasformazione industriale e meno dotata di risorse naturali, questo equivale ad essersi confezionati un cappio e averci messo il collo dentro. L'Europa sta supportando e alimentando una guerra alle porte di casa propria, non solo, sta facendo di tutto per farla durare a lungo e per troncare definitivamente tutti i rapporti con il resto dell'Eurasia. In sostanza, ci stiamo tagliando i ponti con quella parte del mondo rispetto a cui siamo economicamente complementari (Russia per le risorse, Cina per la manifattura di base, tutti i BRICS come il più grande mercato al mondo). Al tempo stesso ci stiamo subordinando di nuovo e senza alternative ad un competitore primario con cui siamo in diretta concorrenza sul piano industriale, ma che, a differenza dell'Europa, è energeticamente autonomo. 6) Arrivati a questo punto, la Russia non ha più un interesse primario a pervenire ad una pace rapida. Sul piano economico sta sì pagando un costo, ma sul piano strategico sta diventando il punto di riferimento mondiale per una "rivincita" di quella maggioritaria parte del mondo che si sente da decenni bullizzata dallo strapotere americano. Questa vittoria strategica consente alla Russia di coltivare una sostanziale alleanza con la Cina, un'alleanza assolutamente invincibile e inscalfibile da qualunque punto di vista: territoriale, demografico, economico e militare. 7) L'Europa, invece, si è scavata la fossa. Se i governi europei non riescono in qualche modo (e a questo punto comunque con gravi costi) a riallacciare i rapporti con la rimanente parte dell'Eurasia, il suo destino è segnato.

I due secoli di ascesa sul piano mondiale avviati all'inizio del XIX secolo si avviano ad un'ingloriosa conclusione. Già a partire dall'autunno cominceremo ad avere la prime avvisaglie di quella che si prospetta come una nuova durevole contrazione economica, una contrazione che, coinvolgendo en bloc i paesi europei, avrà caratteristiche finora inaudite, molto più pesanti della crisi del 2008, perché qui non ci saranno "garanzie di affidabilità finanziaria" che tengano. Guardando in faccia oggi i Draghi, i Macron, gli Scholz, e i loro puntelli parlamentari (in Italia quasi l'intero arco parlamentare), l'unica domanda che rimane è: qualcuno pagherà? Chi pagherà per l'operazione più autodistruttiva sul continente europeo dalla Seconda guerra mondiale? Pagheranno i giornalisti a gettone che hanno fomentato la narrativa propagandistica funzionale ad alimentare la guerra? Pagheranno i politici che hanno sostenuto attivamente la guerra o che si sono genuflessi ai diktat del presidente del Consiglio? Oppure di fronte ai nuovi disoccupati e ai nuovi working poors riusciranno ancora una volta nel gioco di prestigio di spiegare che non c'era alternativa?

Andrea Zhok

 
Tentativi di convergenza PDF Stampa E-mail

1 Giugno 2022

 Da Appelloalpopolo del 29-5-2022 (N.d.d.)

Dalle piazze la novità per la politica italiana: Toscano, Rizzo, D’Andrea potrebbero esser la vera novità del panorama politico italiano. Le loro tre organizzazioni (Ancora Italia, Partito Comunista e Riconquistare l’Italia) probabilmente anche con la sintonia di Alternativa, ex movimento 5 Stelle, ma certamente con una solida presenza nel gruppo parlamentare formatosi al Senato, potrebbero diventare il catalizzatore del vasto malessere sociale contro il governo Draghi e la politica intera, partendo dalle battaglie per il No Green Pass e contro l’invio delle armi e l’aumento delle spese militari.

Certamente a loro non manca una forte sintonia con le piazze di questi due ultimi anni che a gran voce stanno chiedendo unità di intenti e di azione. Primi due appuntamenti saranno la Conferenza Stampa di presentazione del libro di D’Andrea al Senato mercoledì 1° giugno alle 16.30 e la mobilitazione nazionale contro la guerra ed il carovita di sabato 18 giugno a Roma e in tutte le grandi città italiane.

Alberto Maggi

 
Agricoltura mondiale in mano a 4 holding PDF Stampa E-mail

31 Maggio 2022

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La produzione mondiale di GRANO si aggira intorno ai 730/760 milioni di tonnellate... Al primo posto (dati Fao 2020) c’è la Cina, con 134 milioni di tonnellate. Seguita dall’India con oltre 107 milioni. La Cina esporta (l’India esportava, prima che bloccasse le vendite subito dopo aver visto le sanzioni contro la Russia). La Russia è al terzo posto con 86 milioni di tonnellate, 36 milioni in più degli Stati Uniti, che ne produce 50 milioni. E poi c’è il Canada, con 35 milioni. Il granaio d’Europa è la Francia che produce 30 milioni mentre l’Ucraina si ferma a 25, poco meno del Pakistan. Con la Germania a più di 22 milioni, la Turchia a 20 e l’Argentina a poco meno di 19 milioni. L’Italia è molto più in basso nella classifica, con meno di 7 milioni.

È difficile, quindi, credere che il prezzo in forte rialzo di questo periodo sia una conseguenza del blocco del porto di Odessa. È utile leggere l’ottimo libro di Fabio Ciconte, “Chi possiede i frutti della terra”. Per scoprire, allora, che due terzi di tutte le sementi commerciali del mondo fanno capo a soli 4 gruppi. E nessuno di loro è controllato dalla Russia. O per addentrarsi nei meccanismi delle famigerate Holding dei diversi prodotti (rigorosamente registrati). Che sceglie gli agricoltori che possono coltivare i rispettivi prodotti, imponendo loro il modo, con specifici fitofarmaci (da loro controllati). Agricoltori trasformati in operai, che devono vendere la produzione solo alle holding e ad un prezzo concordato. Ed in questo meccanismo globale perverso, con eserciti di avvocati pronti ad intervenire in ogni parte del mondo contro il singolo contadino che sogna un margine di libertà, davvero il problema è rappresentato dal blocco russo di Odessa? Dove il mare è stato minato dagli ucraini, per impedire lo sbarco dei russi. La realtà è che la speculazione ha bisogno di creare panico per far aumentare i prezzi. Ma raccontarlo alla gente? No davvero: lasciamoli nell’inganno!

Mauro Bertamé

 
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