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Gli agricoltori hanno giÓ perso PDF Stampa E-mail

16 Febbraio 2024

 Da Comedonchisciotte del 14-2-2024 (N.d.d.)

Nei giorni della lotta abbiamo dentro un fuoco che ci pare essere infinito, e crediamo di avere il diritto di vincere per il solo fatto di sentirlo ardere. Ma spesso invece a vincere è chi pianifica con freddo calcolo le proprie mosse. Il Potere questo lo sa e cominciò a farlo 50 anni fa, quando spostò la dottrina economica dominante dal keynesismo, che promuoveva un benessere diffuso attraverso la formazione della cosiddetta classe media e del welfare, alla scuola austriaca del libero mercato e della globalizzazione, che concentra la ricchezza in poche mani attraverso l’esclusione dello Stato dall’economia e le privatizzazioni di beni e attività strategiche. Ecco perché comunque vada, anche fossero accolte il 100% delle loro rivendicazioni, gli Agricoltori hanno comunque già perso.

Gli Agricoltori oggi stanno guardando il dito e non la luna. Il dito sono le norme imposte, o in procinto di esserlo, dall’Europa in nome di una ideologia green presentata come salvifica ma in verità distruttiva e antisociale. La luna è l’impianto ideologico nel quale queste norme sono prodotte. Il dito viene puntato sulle politiche del cosiddetto Green Deal (Patto Verde) e della PAC (Politica Comune Europea), che sulla carta promettono sostenibilità e benessere, ma nei fatti stanno rendendo economicamente insostenibile fare agricoltura e allevamento. Innanzitutto bisogna ricordare che oggi si è persa una consapevolezza molto presente nel passato mondo agricolo, perché la società dei consumi ci ha abituati ad avere ininterrottamente gli scaffali dei supermercati pieni di merce sempre fresca, e cioè che avere un raccolto da vendere non è così scontato, anzi è una “grazia”, un dono che riceviamo. In quelle passate società ciò che dava la terra era sufficiente al proprio sostentamento o poco più, la resa del terreno era molto più bassa di oggi già in condizioni normali, se poi avvenivano problemi climatici, di salute pubblica o guerre…addio raccolto. L’agricoltura e in misura minore l’allevamento sono attività di per sé con un grado alto di precarietà ma di fondamentale importanza per la nostra vita, senza cibo non viviamo. Ecco perché è giusto e doveroso sovvenzionare con soldi pubblici chi pratica tali attività. Gli va garantita una protezione minima per il proprio sostentamento. Equiparare l’agricoltura a un qualsiasi altro settore produttivo, magari industriale, è pensare che il cibo sia un prodotto artificiale come un bullone fabbricabile nelle quantità che vogliamo nel chiuso dei nostri stabilimenti e di cui noi soli deteniamo i diritti di produzione, pena il far valere le leggi anti contraffazione. Premesso questo, su cosa verte la protesta? Essenzialmente su questo:

NO a lasciare una parte del terreno, almeno il 4% per ora, a riposo e una maggiore rotazione delle colture per mantenere il terreno in salute. NO alla riduzione dell’uso dei fertilizzanti e pesticidi. NO alla conversione del 25% dei terreni in agricoltura biologica. NO all’Irpef sui terreni agricoli. NO alla soppressione degli sgravi sul gasolio agricolo. NO all’eccessivo divario dei prezzi tra produttore e consumatore. NO a questa burocrazia eccessivamente complicata. NO al Trattato MercoSur con Unione Europea NO alla zona di libero scambio globale e approfondito (DCFTA) con l’Ucraina. NO all’eccessiva tutela della fauna selvatica che danneggia i raccolti.

Sostanzialmente è una protesta di tipo economico, non ci sono rivendicazioni di principi, diritti o altro. Si dice che il guadagno già ora è talmente basso che le misure in oggetto renderebbero fare agricoltura e anche allevamento insostenibile. Ed è vero, perché ridurre del piccolo 4% le terre utilizzabili, destinare ad agricoltura biologica il 25% della terra, utilizzare meno pesticidi e fertilizzanti, significa solo e unicamente produrre di meno e a costi più alti, ma poi dover vendere alla grande distribuzione sempre a prezzi ridicolmente bassi o anche sottocosto – grande distribuzione che però sui propri banchi applica ricarichi del 200-300% – e ritrovarsi a fine anno maggiori tasse da pagare, tra costi burocratici per ottenere gli aiuti previsti e aliquota Irpef calcolata anche sui terreni sinora esclusi dal reddito. In più si è costretti a sostenere anche quella che nei fatti è una concorrenza sleale da parte di Paesi extra-UE che possono produrre con regole più amichevoli, che hanno l’effetto immediato di contrarre ancora di più i prezzi ed erodere fette di mercato importanti, come sta già accadendo con il grano ucraino o con la carne del Sud America.

Il primo elemento che salta agli occhi è la differenza di metodo tra l’UE e gli Agricoltori. La UE ha definito e porta avanti a tappe una politica ecologica di transizione dal fossile a un sistema più sostenibile. Gli Agricoltori ne fanno una questione meramente economica. Si dice: la UE faccia pure la sua transizione ecologica purché ci riconosca un indennizzo adeguato per le perdite cui siamo costretti a causa delle sue regolamentazioni. Non c’è una visione politica della propria categoria, al massimo un vago sentimento di patriottismo e giustizia. Si risponde a una mossa della UE, non si cerca di partecipare attivamente alla determinazione delle stesse. Certo, loro devono lavorare non fare politica, è vero, è per questo che si demanda questa funzione a dei rappresentanti sia di categoria sia politici. Però per loro stessa ammissione coloro i quali avrebbero dovuto curare i loro interessi non hanno fatto nulla o, peggio, sono complici della UE, e infatti non li hanno voluti al loro fianco in questa mobilitazione. Allora era importante portare avanti una propria differente visione di ciò che dovrebbe essere il settore agricolo oggi, alternativa, per cui battersi. La politica UE vuole rendere il mondo sostenibile? Come? Passare dal fossile alle energie rinnovabili così da fermare il cambiamento climatico, e rendendo il mondo in generale un ambiente più sano, limitando le sostanze chimiche usate e salvaguardando il territorio e la biodiversità. Per attuare questa politica l’agricoltura e l’allevamento – soprattutto – vanno ridimensionati. L’agricoltura inquina il terreno con i suoi prodotti chimici, l’allevamento il clima con i gas prodotti dagli animali e dai loro liquami. Per fare energia pulita servono i terreni da destinare agli impianti del Fotovoltaico. E, non secondaria, c’è sia la questione dei nuovi cibi, quelli sintetici fatti in laboratorio o in 3D, sia gli insetti ora dichiarati commestibili. Qui non si capisce se questi nuovi cibi siano promossi al consumo per sopperire alla futura minore produzione dei cibi naturali o se limitare questi ultimi sia propedeutico alla loro diffusione. Fatto sta che, se la cornice ideologica che muove le mosse della UE è questa…anche qualora le rivendicazioni degli Agricoltori fossero accettate in toto, la UE dovrà solo correggere il tiro. La visione che promuove le riforme di questo settore è una sola e non può non andare verso la stessa direzione di oggi. Allo stesso risultato, ovvero la chiusura delle aziende agricole, si può arrivare anche solo diminuendo ulteriormente il potere di acquisto della gente, che per forza di cose andrebbe verso quei prodotti a basso costo importati, imponendo una ulteriore contrazione dei guadagni, oppure continuando a non curare il territorio, facendo sì che normale pioggia diventi una inondazione distruggendo i raccolti, oppure rendendo ancora più complicato essere in regola con la documentazione per accedere agli aiuti pubblici oppure, ancora, creare un’altra epidemia animale etc etc…I modi per ottenere quello che si vuole facendoli passare per la famosa “tempesta perfetta” sono infiniti e la UE ha pensatori di alto livello.

In uno di questi scenari, dove le cose “semplicemente accadono” senza nessuna responsabilità diretta se non dell’uomo e della situazione globale, gli Agricoltori di oggi contro chi potranno protestare? Contro nessuno. Quindi questa mancanza di visione da parte degli Agricoltori e questo semplice opporsi a norme di cui si vuole solo la cancellazione li ha già condannati a perdere, comunque vada la protesta. Inoltre si dimostra anche di non aver capito il funzionamento legislativo della UE. A che serve protestare entro i propri confini, anche sotto il Parlamento della propria nazione, se a fare le leggi è qualcun altro? Una legge può essere fatta solo dalla Commissione Europea, e i Parlamenti sia Europeo sia nazionali, hanno solo il compito di dare consigli ed eseguire ciò che la Commissione Europea vuole. L’Italia, anche accogliesse il 100% delle lamentele avrebbe al massimo il potere di rimandare la loro attuazione, non di cancellarle. Potrebbe riscriverle, come la PAC prevede, e cioè ogni Paese membro può far presente la sua particolare ed unica situazione e proporre un qualcosa che si adatti alla sua realtà, ma alla fine sempre e comunque sarebbe la Commissione Europea a dire se ciò va bene o meno. Se la Commissione Europea vuole distruggere il comparto agricolo in favore dei nuovi cibi, farà in modo che accada. A parte la loro del Green e del Sostenibile, quale altra visione del futuro circola tra la gente? La lotta da fare è tutta qui.

 Daniele Ioannelli 

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